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La Storia del G.T.T.C.

È necessaria una premessa a quelle che furono le condizioni che diedero impulso alla costituzione del Gruppo Triveneto Torrefattori di Caffè. Per farlo compiutamente dobbiamo cercare le origini molto più in là degli oltre cinquant'anni che ci distanziano dal reale atto costitutivo del Gruppo.

Di fatto, con il volgere del secolo XIX, e particolarmente con l'avvio del secolo successivo, si andavano a consolidare le autonome iniziative commerciali, sotto una spinta economica favorevole. Purtroppo, la Prima Guerra Mondiale pose un primo freno a tale positivo avvio. Gli sconvolgimenti che agirono sul Nord-Est, a livello geopolitico, furono enormi. In un sol colpo venne azzerato ed abbattuto quanto allora consolidato. Lo scontro pose uno stop alle molteplici relazioni commerciali in quanto il naturale hinterland era stato inesorabilmente spaziato via. Purtroppo la rinascita dovette durare per breve tempo. La riconquistata calma del periodo post-bellico e la relativa floridezza, trovò industrioso il popolo italiano, ma ciò servì a poco. Il secondo conflitto avrebbe avuto effetti ancor più terribili del primo. Le mutate condizioni cambiarono sensibilmente l'imprenditoria locale. Esse intervennero più duramente che mai, decurtando una importante fascia di commercianti, soprattutto di stirpe ebraica. Nonostante ciò, gli imprenditori si ingegnarono e nel dopoguerra ricrebbero con ancora più lena e vivacità. Le poche aziende di abbrustolitura del caffè e quelle commerciali, di vecchia tradizione, erano rimaste in numero esiguo. Si verificò un fatto curioso: piccole aziende si venivano a creare, ad opera di ex dipendenti che avevano fatto esperienza e poi cessato l'attività nel periodo ante guerra.La nuova ricostruzione non tolse volontà a coloro che desideravano fermamente la pace e la prosperità. Molti torrefattori, anche sotto l'azione militare, non vollero darsi per vinti e continuarono il loro operato, con le comprensibili difficoltà. Antecedente alle operazioni militarizzate, vi era un ordinamento che obbligava l'adesione a istituzioni corporative, inquadrate nelle diverse unioni di categoria (industriali o commercianti che fossero). Siamo verso la metà degli anni Cinquanta. Successivamente, l'acquisita libertà permetteva la volontaria associazione degli imprenditori. Fu così che alcuni di essi preferirono una loro propria autonomia. La libertà non voleva dire anarchia. Infatti, si sentì forte l'esigenza di una certa disciplina e coordinamento sui problemi della categoria e su quelli riferiti ai rapporti fra le diverse realtà commerciali territoriali: in sintesi un profondo desiderio di aggregazione. A livello merceologico, fortunatamente, il nuovo corso poneva definitivamente in 'soffitta' il prodotto infuso che andava per la maggiore, attraverso il surrogato di caffè. Si aprirono ampi spazi di assunzione della bevanda, cosiddetta 'caffè-caffè', come veniva chiamato il caffè paro. Un ritrovato,piacere della tipica bevanda all'italiana, che muoveva i primi passi sotto forma di Espresso che, di pari passo, proseguì con l'abbandono della scomoda usanza "di abbrustolite il verde a casa propria. Lo sviluppo dei redditi individuali e la nuova socializzazione, fecero registrare sensibili incrementi nei consumi. Tutto ciò spinse gli imprenditori a rischiare in un possibile positivo orientamento commerciale. Fu allora che parecchi artigiani fecero un salto epocale, trasformandosi prima in piccole aziende industriali per assumere, da lì a poco, una connotazione prettamente industriale. E’ comprensibile come tale fluente e ribollente crescita portasse con sé seri problemi strutturali: ad esempio nuovi comportamenti di mercato, sia nella vendita del torrefatto che nell'acquisto della materia prima. La concorrenza diventava sempre più seria ed agguerrita e, talvolta, agiva senza scrupoli ed esclusione di colpi.

Presidente Lionello Fu proprio in questi anni di subbuglio che un uomo di grosso spessore, il cavaliere Raffaele Lionello, importante e attivo torrefattore, operante nella sua Padova, fece una proposta ad alcuni amici colleghi. Egli riunì più volte nella sede dell'Associazione degli Industriali della città patavina, i rappresentanti di una serie di aziende della zona, con lo scopo di coinvolgerli tutti in un'unica congregazione. Il cavaliere Lionello era certo che si era alle porte di un incremento nei consumi del verde chicco. Nello stesso tempo l'aggregazione ad altre imprese del settore permetteva una co­noscenza e azione di promozione della bevanda e, contemporaneamente, un sicuro sviluppo ed aumento nei consumi del torrefatto. Negli anni a venire, il Sodalizio allacciò rapporti con le organizzazioni nazionali della categoria: con l'Istituto Brasiliano del Caffè (che possedeva un importante deposito a Trieste) e, direttamente, con i Ministeri competenti, affinchè fosse resa manifesta, con idee e proposte concrete, l'opinione di questa numerosa e compatta unione di addetti. Dicevamo che la nostra ricerca storica trae fonte dalla stesura degli scritti pubblicati dal 'Notiziario Torrefattori', dalle notizie riportate precedentemente dalle circolari e da un semplice 'Notiziario' (diciotto furono i numeri di quest'ultimo a nostra conoscenza). Essi contenevano informazioni generiche e sintetiche, divenute poi sempre più dettagliate nel corso degli anni. Nel loro interno venivano riportate via rubriche di carattere tecnico e di andamento dei mercati, commenti sulla dinamica fiscale-legislativa, sugli atti tributari e sindacali. Venne inserito poi un succinto scadenziario per tenere sempre aggiornata l'azienda associata sulle incombenze mensili sempre più pressanti. Si diceva, che con la nascita del 'Notiziario Torrefattori' venivano frequentemente inserite informazioni connesse con la vita associativa e annunci di varia natura in forma sempre più dettagliata ed approfondita. Abbiamo menzionato all'evoluzione verso un consumo più attento da parte degli avventori dei pubblici locali.
Presidente Lionello Le vecchie preparazioni della bevanda nei pubblici esercizi si scontravano con il fatto che il vapore prima, l'acqua bollente surriscaldata poi, nel!'attraversare il filtro contenente il macinato, bruciavano il pannello di caffè conferendo all'estratto un sapore alquanto amarognolo. Il passo successivo venne da una invenzione di un industriale in attività a Trieste. Questi, nel 1935 adattò il suo sistema con dei lusinghieri risultati. Si trattava di comprimere l'acqua attraverso la spinta di aria compressa. Nacque così il brevetto della illetta. La macchina espresso che doveva rivoluzionare il sistema di preparazione. Tre.anni dopo, Cremonesi, fece un ulteriore passo avanti mettendo a punto un gruppo a leva. Nel 1948, una grande innovazione: la ditta Achille Gaggia riadatta il sistema attraverso l'azione di leve esterne spinte da robuste molle. Nel 1956, quindi i tempi da noi considerati, fu la volta dell'adattamento di un gruppo idraulico, della Cimbali e nel 1961, con la E61 della Faema, la moderna macchina per l'espresso. Da allora le modificazioni ed i perfezionamenti sono stati ricorrenti. Sarà curioso ricordare che la funzione delle macchine per espresso era quella di realizzare un alto numero di tazzine in poco tempo (da cui il termine espresso, cioè preparato velocemente). Ci si accorse solo in seguito che questo era poi divenuto il sistema migliore di estrazione. Ciò si esprimeva attraverso il limitato contenuto di caffeina, l'alta positiva sciropposità e densità del liquido, una lieve e piacevole crema superficiale e un eccelso livello aromatico: in sintesi l'estrazione era ottimale!

Presidenza con Dino Stefani E’ doveroso menzionare i nomi dei presidenti che si susseguirono al vertice del Gruppo: primo tra tutti fu il cavaliere Raffaello Lionello, che resse l'istituzione dalla costituzione del 1954 fino al 1960, gli successe il cavaliere Angelo Goppion (a tutto il 1972), fu poi la volta del commendatore Armando Giordani, causa il suo decesso, assunse la carica pròtempore Bruno Vidal, allora vice presidente, ciò avvenne fino all'anno 1978. Quindi il lungo mandato del dottor Vincenzo Caballini conte di Sassoferrato, che resse il Sodalizio per vent'anni e conseguentemente la sua nomina a presidente onorario. Quindi fu nominato il ragioniere Sergio Goppion figlio di Angelo.Dal 2004 ricopre l' importante carica il dott. Giorgio Caballini di Sassoferrato figlio di Vincenzo. Fra coloro che invece gestirono la segreteria, citazione va fatta al primo, il dottor Dino Stefani. Egli accolse la proposta del cavaliere Lionello; Stefani gestì il Gruppo per parecchi anni. La carica di segretario fu trasferita al c.d.l. Rinaldo Paduani con il passaggio a Trieste della sede (dal 1978 al 2001, data della sua scomparsa). Il testimone venne poi raccolto dal figlio per passare, nell'aprile 2002, al signor Mario Parisi, con il trasferimento della sede in via della Raffineria. Nel settembre 2004 Parisi abbandona e la segreteria viene affidata al signor Antonio Franciosa. Nel 2005 la sede viene trasferita nel nuovo accogliente ufficio di via Ananian n°2 sempre a Trieste.